L’armonia della fusione – Toscana Rosso IGT “Pretale” 2015 – Marzocco di Poppiano

Unire insieme elementi di forme e qualità diverse per ottenere un risultato unico in cui i vari componenti recitano una completa e armoniosa sinfonia. Questo è il senso più puro e nobile del termine fusione, una parola che indica perfettamente quello che ho provato degustando i vini dell’azienda Marzocco di Poppiano a Montespertoli. Essa è la creatura di Roberta e Maurizio, che nel 2015 hanno cominciato a imbottigliare il succo proveniente dalle loro antiche vigne – in alcuni casi risalgono agli anni ’60 – ponendosi come unico scopo quello di puntare all’estrazione della pura e sincera espressione dell’adattamento pedoclimatico delle piante alla zona dei Colli Fiorentini. Le loro vigne (ben 35 ettari) si arrampicano lungo le coste della collina di Poppiano, dove dall’XI secolo troneggia orgoglioso il Castello dei conti Guicciardini, dal cui ramo Guicciardini Salviati (negli anni 70’) la famiglia di Roberta acquistò la proprietà odierna. Questo areale, solitamente un po’ snobbato, è antico e genuino e vanta un terreno stupendamente vario che si compone di tante diverse faglie (arenarie, argille compattate, pietra serena e grandi ciottoli) tenute insieme da un forte collante rappresentato da sabbie e argille. Si tratta di un posto splendido, in cui le colline si rincorrono e mostrano diverse sfumature di verde, dove si riconoscono le brillanti foglie delle viti e le più scure e fitte chiome dei vecchi alberi che danno vita ai rustici boschetti che qua e la intramezzano il panorama antropizzato dalle colture monovarietali. Guardando con occhio sincero e curioso non si può che rimanere affascinati dal toccare con mano le loro piante, che con tronchi solidi e spessi portano sui tralci la sapiente esperienza di chi ha misurato lo scorrere del tempo attraverso il susseguirsi delle molte vendemmie. Non è un caso se poi uno dei loro vini, il Pretale, rappresenti la gioiosa e caparbia esperienza di una delle vigne più vecchie, che all’anima centrale del Sangiovese (70%) fonde il Canaiolo (15%) e il Cabernet Sauvignon (15%). Il risultato è un vino femminile dal colore rubino profondo e ammaliante, che riesce a mostrarsi vellutato ancor prima di assaggiarlo, infatti la sua veste rossa risalta con integrità e senza manifestare una fittezza cromatica che solitamente emerge nell’accostare il Cabernet Sauvignon al Sangiovese. I profumi che percepisco all’olfatto sono netti, puliti e ben scanditi ad attestare come questa fusione abbia portato le caratteristiche dei tre vitigni a collimare perfettamente tra loro. La parte fruttata (che si rivela la più marcante) si snoda intorno alla succosità di frutti scuri come i mirtilli e le more di rovo, che forse palesano la maggiore concentrazione materica apportata nei primi anni dal Cabernet. La parte floreale si sviluppa intorno a tratti dal ricordo balsamico come la lavanda e i piccoli fiorellini viola del rosmarino. A chiudere il perimetro di un quadro olfattivo gentile ed elegante arrivano i tratti speziati (chiodi di garofano, liquirizia e cenere di sigaro) che con leggerezza apportano complessità senza scadere in pesantezze o richiami eccessivi all’affinamento in legno. In bocca conferma le impressioni che avevo avuto durante le precedenti analisi, giocando il sorso su di uno scorrimento snello e morbido in cui la trama tannica si è fusa egregiamente con la struttura fruttata del vino e mi dona una rara piacevolezza di beva. La parte aromatica è perfettamente attinente con i profumi individuati dalla mia mucosa nasale e ciò mi rende felice, perché lo scopro genuino, continuo ed equilibrato. La persistenza si rivela medio-lunga e vivace, imperniata intorno al frutto e ad una lieve piccantezza speziata che aiuta ad allungare il sorso. Questo Pretale, materia liquida di un’annata tra le migliori di sempre (la 2015) si rivela essere un IGT dal carattere ben definito e forse irreplicabile, poiché è il frutto della fusione tra i tre vitigni che abitano una vecchia vigna, la particolare conformazione dei terreni di Poppiano, l’adattamento pedoclimatico all’ambiente dei Colli Fiorentini e il tipo di vinificazione adottato. Mentre lo degusto all’interno della sala d’antan con al centro un grande caminetto (di quelli che usavano le massaie di una volta per cucinare) un’idea prende corpo nel mio cervello, cioè che l’anima di questo vino nasce dalla trasmutazione in liquido dell’educata e rispettosa mano di Roberta e Maurizio, due persone splendidamente disponibili, rispettose e soprattutto estremamente generose.


TheMarchian.

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