Best 50 del 2020 – dal 20 all’11

Riesling Beerenauslese “Erdener Treppchen” 2011 – Meulenhof
La dolce e slanciata Mosella secondo la famiglia Justen, che dai primi del ‘900 lavora sull’ardesia blu di Erden. Un’area vocata sin dal XIV Secolo, e che oggi viene perpetuata con attenzione maniacale, e molto tedesca, da Helma e Stefan. Il Beerenauslese viene prodotto con i primi chicchi botritizzati che si trovano tra i filari, un’azione che permette di creare dei veri punti di riferimento tra i vini da dessert. Giallo dorato, che risplende di luce propria, si descrive con pomposi toni di pesca candita, ananas sciroppato, miele di castagno e mandorle glassate. Quel che potrebbe sembrare un eccesso di zucchero (223 gr/lt) viene lavato via da un’elettrizzante acidità, che prende le redini del sorso e lo fa diventare pura poesia.

ll controaltare tedesco della dolcezza… l’acidità!
(Degustato nel Settembre 2020)
Sito Aziendale: https://meulenhof.de/index.php

Barbaresco Albesani DOCG “Vigna Borgese” 2016 – Piero Busso
Là dove il Nebbiolo si bea dell’esposizione più sostanziosa ed assolata, là dove si è formato l’incipit della famiglia Busso… là c’è la vigna Albesani. Nel cuore del comune di Neive, nasce il Barbaresco che meglio rappresenta la filosofia del loro lavoro. Una mano attenta, quella di Pier, che rispetta il frutto di viti (alcune anche settantenni) che crescono su terreni in cui i limi diminuiscono la struttura e donano rarefattezza. È di un color granato lucido, sà di piccoli frutti rossi, succo d’albicocca, scorza d’agrume e di un materico ricongiungimento con il terriccio. L’impalcatura tattile è garbata, non pizzica e non punge, modella e si rende soave, un vero sussurro di signorilità.

Il succo garbato di Neive!
(Degustato nel Gennaio 2020)
Sito Aziendale: https://www.pierobusso.com/

Brunello di Montalcino DOCG 2015 – Le Ragnaie
Riccardo Campinoti è l’artefice di un sogno chiamato Le Ragnaie, la sua visione d’ensemble che rappresenta il lato classico e austero del grande Sangiovese targato Montalcino. Il cemento, i lieviti indigeni e le botti, sono gli strumenti che utilizza per plasmare il succo delle uve provenienti da vari settori della Denominazione. Questo suo Brunello, rappresenta il rispetto dell’idea iniziale di Clemente Santi, un vino d’assemblaggio, che fa coesistere al suo interno le varie caratteristiche di questo splendido territorio. Granato, dotato di luce propria e di spiccata sensualità. È balsamico, sà di marasca, oli essenziali d’agrume, sigaro toscano e foglie umide. Il sorso è un tracciante che corrobora, ha nerbo tannico, vibra grazie all’acidità e chiude con un sussurro urlato, un vero ossimoro dell’arte di rendere straordinario il Brunello di Montalcino.

L’arte della corroboranza!
(Degustato nel Luglio 2020)
Sito Aziendale: https://leragnaie.com/

Champagne AOC “Avize Grand Cru” Extra Brut – Fallet-Prevostat
Come ha sempre asserito il mio maestro, Massimo Castellani, i veri grandi Champagne, sono i Blanc de Blancs, quei vini che sintetizzano la graziosa potenza evolutiva dello Chardonnay, che cresce sul freddo gesso francese. Questa etichetta un po’ barocca di Fallet-Prevostat nasce nel Grand Cru di Avize, dove la Côtes des Blancs produce alcune delle sue perle più radiose e ammalianti. Gli anni passati in bottiglia (dopo la sboccatura) definiscono la ricchezza di questo vino emozionante. È oro puro, brillante ed intercorso da bollicine rapide e finissime, sà di burro noisette, gesso, funghi porcini, agrumi canditi e tartufo bianco. Rievoca l’autunno, rievoca momenti di amicizia e di calore, e soprattutto, è un compendio perfetto tra freschezza e volume aromatico.

Ricordi al tartufo!
(Degustato nel Giugno 2020)
Sito Aziendale:

Chianti Classico DOCG 2009 – Val delle Corti
L’emancipazione che ha portato al successo odierno dei vini di Radda in Chianti, è passata anche dalle mani di Roberto Bianchi di Val delle Corti; lui vignaiolo appassionato, ha sempre amato e rispettato il suo territorio, riconoscendone i molti pregi ed onorandone i difetti. Non è un caso che il suo stile sia profondamente percepibile in ogni annata prodotta. La 2009 è stata una di quelle mediamente calde, ma a distanza di anni si sta esprimendo su canoni di piacevolezza e lunghezza gustativa veramente rimarcabili. Rosso che tende al granato, sà di garrigue, foglie di tabacco, coulis di lamponi e violette essiccate. Raffigura l’esemplificazione del sorso esile, guidato dall’acidità, che interagisce recitando il sacro mantra del del Sangiovese… arancia, arancia, arancia.

La crescita esponenziale del Radda-Style!
(Degustato nel Agosto 2020)
Sito Aziendale: https://www.valdellecorti.it/it/home-page.html

Venezia Giulia IGT “Ribolla Gialla” 2011 – Gravner
Josko Gravner, il padre degli orange italiani, colui che (nei primi anni 2000) ha introdotto uno stile ancestrale nella scelta dei contenitori per il vino. Le anfore sono divenute il suo marchio di fabbrica, indicatrici di un modo di trattare l’uva bianca, secondo gli antichi canoni che nel tempo erano divenuti desueti. La sua Ribolla è colei che ha fatto scuola, che ha creato un movimento, che forse più di altri modifica la territorialità del gusto, per assoggettarla alla macerazione e alla struttura. Un bianco del color dell’ambra, quasi cangiante grazie a luminosi riflessi dorati. L’ampiezza granitica che lo contraddistingue è unica, riesce infatti ad unire la mandorla tostata, un lieve tocco di volatile, l’arancia fermentata e il dattero, con un’aura di momentanea incompiutezza. Ha corpo da rosso, larghezza, potenza ma anche un’armonia incantatrice, che lo rende totalmente irragiungibile.

La più pura classe ambrata!
(Degustato nel Gennaio 2020)
Sito Aziendale: https://www.gravner.it/

Vin Santo del Chianti Classico Occhio di Pernice DOC 2006 – Badia a Coltibuono
Il tesoro più prezioso dell’antica tradizione mezzadra, rivive in quest’odierno Vin Santo di Badia a Coltibuono. Prodotto con il solo uso di Sangiovese, perciò Occhio di Pernice, è una lenta espressione, quasi liturgica, della maestria tramandata dai monaci che hanno predicato nell’antica Badia. 10 anni all’interno di piccoli caratelli trasformano le uve appassite in ambra celestiale, un’aulica ricchezza terrena, che sà di arancia e chiodi di garofano, di caramello salato, di caramella al rabarbaro e di miele di castagno. Una dolcezza intramezzata da una vena fresca, che lo fa scorrere leggiadro sul palato, persiste con grazia, e pochissima incidenza zuccherina.

Quel gusto agée, che ferma il tempo!
(Degustato nel Giugno 2020)
Sito Aziendale: https://www.coltibuono.com/

Colli della Toscana Centrale IGT “Viti Dimentiche” 2016 – Monteraponi
Michele Braganti è un vignaiolo caparbio e a volte altezzoso, ma lo è, perchè è stato travolto da una passione folgorante che lo ha legato in modo inscindibile alle sue vigne della Radda occidentale. Così, come le sue pietre appare duro e poco malleabile, ma quando si riesce a vedere oltre, si trova un fiero e dolce lavoratore, che ha saputo creare quella che per me, è e rimarrà l’icona dei bianchi toscani. Il suo Trebbiano (nato dalle viti dimenticate) è un inno al gemellaggio tra Radda e la Borgogna, in cui questo vitigno molto neutrale, acquisisce una sana superbia che lo fa ergere a pietra miliare. Giallo dorato, ricco e charmant, sà di confettura di nespole, spremuta di pompelmo, scorza di limone, mandorle salate e burro fuso. Avvolge come solo i grandissimi sanno fare, con gli aromi anziché con la struttura, è lunghissimo, ridonda con pregio e vorresti che non finisse mai.

Il Trebbiano più charmant!
(Degustato nel Settembre 2020)
Sito Aziendale: http://www.monteraponi.it/

Toscana Rosso IGT “I Sodi di San Niccolò” 2013 – Castellare di Castellina
La riscossa dell’orgoglio chiantigiano passò anche dal Sodi di San Niccolò, che nel 1977 propose un’innovativa ricerca dell’eccellenza attraverso il connubio Sangiovese e barriques francesi. Non è mai cambiato, ha sempre mantenuto un 10-15% di Malvasia Nera, in aiuto del principe toscano ed è stato uno dei primi vini a comunicare l’attinenza ad una vigna, soda e composta prevalentemente da calcare. In un’annata fresca e classica come la 2013 riesce a trasmettere un’encomiabile identità, fatta di confettura di lamponi e ribes, menta, lavanda secca e fave di cacao. Si mostra ancora nervoso, con tannini freschi ed imperanti, si muove con fare aristocratico, si fa piccante e poi libera la progressione faringea con quel gusto di arancia amara che parla inequivocabilmente chiantigiano.

L’idea che ha fatto grande il Sangiovese!
(Degustato nell’Aprile 2020)
Sito Aziendale: https://www.castellare.it/it/

Champagne AOC Premier Cru “Terre de Vertus” – Larmandier-Bernier
La storia della Côtes des Blancs, sin dal 19esimo Secolo, suddivisa tra Cramant, Avize, Oger e Vertus. Sono biologici e biodinamici convinti, credono nella profonda esaltazione della matrici gessose del loro sottosuolo e nella fermentazione in botti Stockinger, per creare il giusto pathos dei grandi Champagne. Servono 5 anni di autolisi per consegnarci questa pura espressione di una vigna di Vertus, che si veste di un giallo dorato splendente e conturbante. Sà di pan brioche, amaretti tostati, craie, limone caramellato, burro d’alpeggio e cannella, ha la ricchezza tipica di Vertus ma diventa eccezionale quando pervade la bocca. Si diffonde con maestria seguendo le note dolci note aromatiche, e viene trasportato dalla freschezza “gessosa” di un terreno sorprendente, non passa più, perdura nei minuti e diventa quasi eterno.

La perdizione del sorso è Chardonnay!
(Degustato nell’Ottobre 2020)
Sito Aziendale: https://larmandier.fr/en/

TheMarchian.

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