La delicatezza che narra Verduno – Barolo DOCG “Monvigliero” 2015 – Commendator G. B. Burlotto

Monvigliero è probabilmente la vigna più affascinante del comune di Verduno, dove il Nebbiolo incontra i suoli più recenti delle Langhe e li assimila divenendo più delicato e corroborante. Ci troviamo nella parte nord della denominazione di Barolo, poco prima del Tanaro, dove le terre sono emerse tra i 7 e i 5 milioni di anni fa durante l’era detta Messiniano. Qui i terreni hanno un sottofondo composto da stratificazioni calcaree, sormontate da uno strato di zolfo e gesso, creatosi durante il fenomeno dell’evaporazione delle acque rimaste del golfo padano. Questo coacervo di peculiarità geologiche porta le viti ad immagazzinare meno potassio, che lascia liberi gli acidi fissi e permette ai vini di mostrarsi più freschi e godibili. Era per questo che in passato i vecchi vignaioli si interloquivano su quale fosse la vigna migliore per i Barolo, e la lotta a due vedeva due contendenti: Cannubi o Monvigliero. Inconsapevolmente davano adito ad un pensiero tremendamente attuale, che che sta donando ai vini di Verduno un rinnovato appeal tra gli appassionati. Sappiamo bene come in questo momento storico i vini esili raccolgano sempre più successo, ma è anche fondamentale sapere che qui a Verduno la delicatezza è una forma mentis e non un volubile richiamo del mercato. Chi l’ha sempre perseguita e rispettata è certamente l’azienda del fu Commendator G. B. Burlotto, che sin dal 1850 rende grandioso il gusto del Barolo di Verduno. Burlotto rappresenta a tutti gli effetti uno spaccato di storia langarola, per eleganza e posizionamento regale sin dai primi anni della sua genesi enoica; non è infatti un caso, se proprio i loro vini vennero scelti come unici fornitori del Duca degli Abruzzi, nella sua spedizione al Polo Nord nel 1899. Oggi poco è cambiato, grazie ad una fiera visione familiare che ha saputo mantenere intatto il secolare legame tra territorio, vitigno e tradizione. Ecco che in una grande vendemmia, la fruttuosa 2015, il Barolo Riserva Monvigliero continua a donare sprazzi di innata raffinatezza. Nel calice si presenta di un rosso rubino tenue, scarico e molto luminoso, che vira teneramente al granato lungo i bordi del bevante. Al naso i profumi sono verticali e immediatamente incentrati su violetta, semi di mandarino, melagrana ed un lievissimo ricordo di goudron. Si allarga su note di confettura di lamponi, liquirizia e croccante alle mandorle. In bocca è sottile, per via di un corpo contenuto e di un’acidità ben presente e corroborante, mentre la parte aromatica è affidata al ritorno fruttato di ribes rosso, lampone e melagrana. La chiusura è lunga, e si aggancia al sospiro finale con generosità e capacità di non abbandonare mai la faringe. Beh, io non sono un vecchio vignaiolo di Barolo, ma certamente comprendo come il Monvigliero fosse una vigna ambita e riconosciuta tra le migliori, poichè nessuno di noi può rimanere indifferente dinanzi alla smisurata delicatezza del Nebbiolo di Verduno.

TheMarchian.

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