La mano… e che mano – Chianti Classico DOCG 2017 – Tenuta di Carleone

Nelle grigie e ventose giornate d’inverno, serve trovare il modo di irradiare gli interni delle nostre case con vini che sanno diffondere gioia. Essi sono dei fedeli compagni, e lo fanno attraverso le loro doti di incommensurabile bevibilità. A supporto di questo “teorema della felicità” scelgo un rosso che proviene da una delle più affascinanti aree del grande vino italiano. Da buon toscano campanilista, trovo un confort speciale nel degustare vini a base di Sangiovese, che nella regione del Rinascimento sà vestire panni multiformi, capaci di cangiare in base ai territori, alle altitudini, alle insolazioni e soprattutto ai vezzi stilistici di produttori visionari.

Figura 1 – Mappa dei comuni del Chianti Classico con il focus su Radda in Chianti e la Tenuta di Carleone

Il vino di oggi è un Chianti Classico, un luogo ricco di storia, il primo territorio del vino al mondo (insieme a Carmignano, Pomino e Valdarno di sopra) ad esser stato protetto da una vera e propria Denominazione (il Bando Granducale di Cosimo III de’Medici del 1716). Nel suo coacervo di comuni, poggi (la parola toscana per definire la sommità delle colline), strade bianche, vigne e boschi selvaggi opera un enologo con una mano di una delicatezza femminea. Costui è Sean O’Callaghan, prima deus ex machina dell’aristocratico successo dei vini di Riecine ed oggi factotum dell’innovativa Tenuta di Carleone. Da Gaiole a Radda, non è un tradimento, ma un rispettoso passaggio di comune, rimanendo comunque tra i due che più rappresentano la freschezza e la linearità del Sangiovese chiantigiano. Lo ha fatto amplificando il suo stile, dando così sfogo ad ogni sua più recondita fantasia enoica… il risultato? Semplicemente straordinario! In pochi anni (prima annata la 2012 e prima annata di Chianti Classico la 2015) ha raggiunto gli apici dell’intera Denominazione, raccogliendo consensi plurilaterali e proponendo uno stile femminile, sussurrato, fascinoso e aeriforme che con un neologismo definirei “callaghaniano”.

Figura 2 – Bottiglia di Chianti Classico DOCG 2017 di Tenuta di Carleone

Chianti Classico DOCG 2017
100% Sangiovese raccolto tra le vigne di proprietà, fermentato in acciaio e cemento tra i 40 e i 60 giorni con una piccola parte di raspi, dopo la lunga macerazione matura in acciaio e cemento per 18 mesi prima di venire imbottigliato.
La calda e torrida 2017 non lo ha messo in ginocchio, anzi il vino sembra beffarsi della natura più concentrata e profonda del millesimo più massiccio degli ultimi 10 anni. Si mostra con una disarmante purezza, già ben evidente dal color rubino chiaro e lucente, attraversato da sfumature ancor più chiare e lampanti. I profumi, mutuando un vocabolo tecnologico, sono in 4k, animosi e cordiali e richiamano la più esemplare attinenza alla delicatezza del Sangiovese d’altura. Molti fiori, in particolar modo violetta, geranio e lavanda fresca, poi frutta rossa come ribes, ciliegie ancora non totalmente mature e succo di melagrana; chiude con un naturale senso di speziatura dal ricordo un po’orientale. Il sorso è essenziale, si muove su di un binario centrale dettato dalla sferzante acidità, l’impalcatura tannica è inglobata e non scalfisce minimamente il cavo orale. La sua dinamicità è irreprensibile, si porta dietro le sensazioni di fiori e frutti, con un tocco appena accennato che mi ricorda un tono più verdognolo legato al raspo. Essendo molto aeriforme, giunge sino alla faringe quasi senza farsi notare, ma poi riecheggia senza sosta donando un aftertaste esplosivo che rimane incollato alla gola per moltissimi secondi.
Da abbinare, a 14°C, con un polpo grigliato su purè al burro tartufato, riuscirete a toccare il cielo con un dito.
La mano di Sean, delicatissima ma anche molto percettibile, perchè in pochi altri riescono a raggiungere la sua aristocratica cifra stilistica!

TheMarchian.

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