Il Capostipite – Bolgheri Sassicaia 2011

Mi piace definirlo così, il punto di partenza del mio viaggio nel mondo enoico. Esso rappresenta per me, e per molti, il mito enologico; la capacità per la prima volta nella storia di riuscire a competere con i grandi Chateau Bordolesi, creando un vino diventato immortale. Chiedete pure a sommelier ed appassionati, quale sia il vino che sicuramente non può mancare negli “once in a lifetime”, essi all’unisono risponderanno proprio lui: Il Sassicaia! Partendo da queste premesse, potete immaginare quali emozioni abbia vissuto il giorno, del mio ventiquattresimo compleanno, in cui scartando un regalo vi trovai al suo interno il “mito”. Regalatomi da mio fratello, con l’intento di stimolarmi a seguire la mia nascente passione. Fu proprio in quel momento che decisi di dover cominciare il corso per sommelier, poichè mai avrei potuto approcciare tale gigante senza la dovuta preparazione. Così, assunse per me un importante significato intrinseco, tanto che a più di un anno dal giorno in cui lo aprii, riesco a ricordarne ogni sua più piccola sfaccettatura. Era un uggioso sabato d’Aprile, col cielo coperto da nuvole grigie e da una fitta pioggerellina quasi autunnale. Quella mattina mi svegliò mio babbo, dicendomi:”Vado a comprare la bistecca, il vino lo scegli te?”; non so dire cosa mi spinse a scegliere proprio questa bottiglia, che così gelosamente custodivo nella mia cantina. I minuti che precedettero l’apertura furono costellati di mille dubbi:”Saprà di tappo?” –  “Si sarà conservata bene?” – “Riuscirò a comprenderla per come merita?” – “Sarà all’altezza del sogno che incarna?”. Le incertezze si dissolsero non appena, con molta delicatezza, estrassi il tappo…venni colpito immediatamente dal turbinio di sentori che mi si presentarono al naso, da prima rimanendone quasi sopraffatto e successivamente estasiato. Ricordo come riuscii, forse per la prima volta, a distinguere nettamente ogni sensazione olfattiva; senza quasi sforzarmi, senza roteare il calice come un elicottero, ma solamente alternando le olfazioni. Si susseguivano infatti le dolci note vanigliate e di cacao, che poi evolvevano in liquiriza e chiodi di garofano, non sovrastando però le piene note fruttate ,di frutti di bosco e amarene sciroppate, e floreali. Indimenticabili, erano la fresca balsamicità e la territoriale macchia mediterranea. Sorseggiandolo avveniva la vera magia, perchè il cavo orale veniva invaso dal frutto, combinato con cacao e liquirizia, e vivacizzato dal tannino più elegante che abbia mai sentito. L’incredibile, avveniva dopo la deglutizione, quando rimanevo stupito dalla lunghissima persistenza, avendo la percezione di stare mangiando una confettura ai frutti di bosco con scaglie di cioccolato fondente. Fino a quando, allo scoccare della terza ora dall’apertura, mi accorsi che la bottiglia era per mia sfortuna terminata. La grande forza, che spero di essere riuscito a comunicare, di questo vino, è stata quella di tracciare dei ricordi indelebili nella mia mente, permettendomi così di accedervi e di poter riprovare quelle straordinarie emozioni, rendendolo per me immortale.

I vini bevibili soprattutto con amore sono come le belle donne, differenti, misteriosi e volubili, ed ogni vino come una donna va preso. Comincia sempre col rifiutarsi con garbo o villania, secondo temperamento e si concede solo a chi aspira alla sua anima, oltre che al suo corpo. Apparterrà a colui che la scoprirà con delicatezza.
(Luigi Veronelli)

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