L’icona di un continente – Grange 2013 – Penfolds

Quando penso all’Australia mi immagino i canguri, i koala, le terre rosse, i coccodrilli ed i surfisti, quali icone che rendono unica e riconoscibile la cultura di un paese intero. Questa affascinante terra colonizzata dagli inglesi alla fine del ‘700, quando James Cook (allora tenente di Marina del Regno Unito) approdò sulle coste orientali del paese, inizialmente venne utilizzata come base delle colonie penali dell’Impero britannico e successivamente divenne uno degli Stati più importanti del Commonwealth delle Nazioni. Oggi è uno stato federale, che ha trovato e diffuso la propria identità, legata al territorio e alla storia delle etnie che nei secoli l’hanno popolata, un mix eterogeneo di culture che hanno saputo fare riaffiorare le profonde radici aborigene dell’isola; rivendicando, nei secoli, l’indipendenza da ogni tipo di imposizione commerciale e culturale. In questo lungo e tortuoso percorso di emancipazione, c’è stato un vino che ha contribuito in modo importante ad identificare lo stile australiano, un vino che ha cambiato per sempre la concezione e l’approccio ai vini del “nuovo mondo”, diventando inevitabilmente l’icona continentale dell’intera Oceania. Questo vino è il Grange Hermitage di Penfolds (oggi solo Grange, per l’esistenza dell’appellazione di Hermitage, nella Côte du Rohne francese) nato nel 1951 dalla brillante intuizione di Max Schubert. Un australiano di origini tedesche, che divenne capo enologo di Penfolds nel 1948, quando l’egemonia dei vini fortificati, molto richiesti dal mercato anglosassone, ancora dominava la produzione aziendale. Fu solamente dopo il suo viaggio studio (avvenuto nel ’49) tra Francia e Spagna, e dopo gli assaggi dei superbi Bordeaux francesi, che decise di avviare le prime sperimentazioni per produrre un grande vino da invecchiamento. Il suo primo progetto vide la luce nel 1951, quando imbottigliò un vino frutto delle migliori selezioni di Syrah aziendali, e lo fece maturare in piccole botti di rovere americano. La sua scelta coraggiosa non venne però premiata, tanto che (nel 1957) la direzione di Penfolds gli vietò di proseguire con questa inutile ricerca, ma Schubert con tenacia e lungimiranza continuò a produrre in segreto le successive due vendemmie del ’58 e del ’59. Nel 1960, convinti i vertici aziendali, potette reimmettere sul mercato il suo “Grange“, e da allora la sua timeline non si è mai fermata, continuando, anno dopo anno, a produrre uno dei più grandi e apprezzati vini al mondo. Un vino che ha imposto uno stile, fino a quel momento inesistente, e che per caratterizzarsi ancor di più ha rinominato il proprio vitigno d’elezione (il Syrah) in Shiraz, arrivando così a divenire il simbolo indiscusso del varietalism. Elitario e quasi introvabile, è in assoluto, uno dei vini più ambiti tra i suoi facoltosi collezionisti, che ogni anno contribuiscono ad inserirne una bottiglia nelle loro scintillanti collezioni. Oggi tra i banchi del Master ALMA-AIS a Colorno, abbiamo lo straordinario privilegio di degustarne la bottiglia AA406 del 2013, composta da 96% Shiraz e 4% Cabernet Sauvignon, provenienti dalle vigne di: Barossa Valley, McLaren Vale, Coonawarra e Magill Estate, e affinate per 20 mesi in rovere americano. Vengo incaricato di servire l’unica bottiglia, che dovrà placare la sete di curiosità di ben 28 persone… la afferro, mi guardo intorno e capisco di dovermi muovere con cautela e precisione chirurgica, onde evitare di non lasciare nessun compagno senza vino. Finito il servizio torno a posto, ma non sono tranquillo, un fremito parte dal centro del cuore e arriva fino alla punta delle dita, rimango stranito per un attimo, ma poi lo identifico e lo spiego come un’emozione di gioia mista a timore, una coesistenza di sensazioni che nascono dalla curiosità e dal rispetto per questa grande etichetta. Lo osservo da lontano e vedo la sua potenza, la sua fittezza di colore, un viola scuro, simile al succo di amarena, concentrato e spesso, così spesso da non lasciarsi attraversare dalla luce… sembra intoccabile, con questa sua consistenza che lo protegge dal mondo esterno. Con curiosità lo avvicino al naso, e qua ho la strana percezione che il tempo si stia fermando, mi guardo intorno e vedo tutti nella stessa posizione, tutti con la testa china nel calice, gli occhi chiusi e strani sorrisi che cominciano a delinearsi sule loro compiacenti labbra. Forse è più di una sensazione, forse il tempo si è veramente fermato… come in una sosta ambientale che però non sembra fermare l’incessante forza propositiva dei profumi del Grange. Lo assecondo e comincio a comprenderne le interminabili sfaccettature, scure e balsamiche che sanno di liquirizia, ginepro e alloro, poi dolci e fruttate come l’amarena sciroppata e il cioccolato fondente, poi piccanti e speziate come pepe nero e paprika dolce e infine crude e terrose di tartufo fresco e humus. Tutta questa forza arrembante può sembrare eccessiva, tanto da farmi pensare che in bocca sarà contrastante con le mie attitudini gustative, per pesantezza e concentrazione. Lo assaggio e mentre scorre tra la lingua ed il palato si distende con succosità e pienezza, che vengono arricchite da una trama tannica potente ma allo stesso tempo soffice e raffinata, non esagera in nessun aspetto, tutto risulta perfettamente in equilibrio, come se lui avesse il controllo totale delle sue potenzialità. Deglutisco, inspiro e in pochi istanti vengo trasportato in una emozionante persistenza gusto olfattiva, che ripropone le scure e dolci speziature percepite al naso, vivacizzate da una piccantezza che mi richiama la forza della paprika dolce. Per la seconda volta, in questo pomeriggio, ho la sensazione che il tempo si sia fermato… il sapore del Grange non trova alcuna dismissione, anzi continua la sua corsa, così irreprensibile, instancabile e inarrestabile intrecciando sapori e colori che mai mi sarei aspettato. E’ fin troppo semplice cadere nell’ovvietà, mentre cerco di dare la mia impressione tecnica definitiva, e allora provo a farlo attraverso le emozioni… Quando si approccia un Grange di Penfolds, a prescindere dall’annata, si rimane affascinati dalla sua lussuosità, che nasce in una terra lontana da noi, di cui ne incarna certamente il calore, la robustezza ma anche la costanza e l’attitudine al lavoro. Sembra essere l’incarnazione di un carattere forte e sfrontato che lottando si è imposto nel mondo intero… mi piace pensare che, anno dopo anno, si porti dentro la reminiscenza dello stoico sognatore che gli ha dato i natali,  Max Schubert.


TheMarchian.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...