Comfort casalingo – Toscana IGT Canaiolo 2017 – Vallone di Cecione

Anno Domini 2020, durante un clima surreale, creato dalla nuova emergenza virale chiamata Covid-19, ci troviamo tutti castigati in quarantena, per evitare di diffondere la prima grande pandemia del ventunesimo secolo. In questo momento di solitudine forzata, ringraziamo la tecnologia per donarci i social-network e le app di messaggistica, che ci permettono di restare in stretto contatto con i familiari e con gli amici più stretti, alleviando per qualche minuto il senso di solitudine che ci assale spesso durante la giornata. Forse, stiamo tutti capendo quanto sia importante il conforto che ci danno le persone a cui vogliamo bene, quanto sia necessario avere contatti e confronti con gli altri e quanto in pochi secondi si possa perdere il contatto con la vita terrena, per colpa di una malattia che mina la nostra salute. E’ proprio in questi momenti di profonda incertezza che dobbiamo trovare rifugio nelle azioni più semplici e vere, che ci riconducono alla natura e al piacere dell’attesa. Attendere è un atto vitale, che richiede pazienza e fiducia nell’ignoto, che per colpa del nostro modello di Capitalismo consumista non riusciamo più a concepire. Un peccato morale che insiste impietosamente sui nostri rapporti interpersonali, togliendoci serenità e facendoci sprofondare in un buio tunnel d’indifferenza ed egoismo. In un mondo che corre sempre a cento all’ora, oggi più che mai possiamo tornare ad apprezzare il passare dei secondi, capendo quanto il tempo sia prezioso e quanto, allo stesso pari, sia importante fermarsi a riflettere per immagazzinare le informazioni che recepiamo, cercando di elaborarle per creare pensieri unici, capaci di definire al meglio il nostro spirito critico. Contemporaneamente trovo che questi giorni di “ferie forzate”, siano ottimi per godere dei semplici lavori domestici (che spesso deleghiamo o rimandiamo). Il più accattivante è sicuramente prendere possesso della cucina per far godere anima e corpo, attraverso la preparazione di piatti sani e casalinghi. I sapori che nascono da queste prove sanno di casa, di famiglia e di condivisione, riportando alla mente ricordi assopiti di momenti felici e spassionati, molto spesso legati alla nostra infanzia. L’abbinamento con il vino, prodotto dall’uva che nasce nelle nostre meravigliose colline, diventa la naturale conseguenza che coccola lo spirito e rende meno noiosa l’attesa della cottura. Il mio rifugio casalingo è un vino che viene da Panzano in Chianti, ma non è un Chianti Classico, bensì un IGT creato con il solo utilizzo del Canaiolo. Lo produce Francesco Anichini di Vallone di Cecione, una piccola realtà familiare di appena 8 ettari di vigneto, che ha preso sulle spalle l’eredità mezzadra di suo babbo Giuliano, facendola diventare un’azienda vitivinicola di alta qualità. Il suo stile è “all’antica”, quindi legato al molto lavoro in vigna, al rispetto della natura attraverso tecniche biologiche e spesso anche biodinamiche. Francesco è un positivo, attaccato alla tradizione e alla bellezza della “sua” Conca d’Oro (lo splendido terrazzo vitato di Panzano), e fa della sincerità la sua ragione di vita. E’ partito dalla storia, dal sentimento, dalla famiglia, dalla terra, e ha ripensato ad un vino che era il quotidiano accompagnamento dei pasti contadini. Il Canaiolo vinificato in purezza, succo d’uva che con semplicità toglieva l’arsura dalle bocche dei suoi familiari. Ha cominciato a produrlo nel 2015, scegliendo di farlo fermentare e maturare solamente in cemento, per lasciarlo libero di esprimere le sue doti dinamiche, fragranti e gioviali. Oggi, di fronte ad una 2017, mi lascio trasportare in un abbraccio che sa di affetto, fatto di pungenti profumi floreali (che sanno di rosa rossa e violetta), indici di una fragranza gustosa e delicata, non banale in un’annata torrida come la 2017. Il sorso è altrettanto verticale, volutamente rapido, con tannini lievi che punzecchiano il centro della lingua (probabilmente guidati dalla pungente fragranza degli aromi di bocca) e che garantiscono di poter trovare un perfetto match con le più classiche pietanze della vita quotidiana. Io lo abbino ad un piatto di rigatoni al ragù di fassona cotto lungamente (quasi 3 ore, ma tanto di questi giorni abbiamo molto tempo) e in un attimo ritrovo il sorriso, ritrovo la calma e soprattutto ritrovo il senso di famiglia che stando da solo mi manca duranti i pasti. Perciò, grazie Francesco per dedicare le tue doti migliori a creare vini come questo, sincero, vero e ricco di cultura contadina.
Chiudo, con la voglia di spronarci all’utilizzare questa pausa forzata per riappropriarci di questi sentimenti, facendone tesoro per quando tutto questo sarà finito. Chissà, magari potremo disegnare insieme le linee guida per un mondo migliore, meno caotico e più gentile.

TheMarchian.

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