Il vitigno e il compasso – La Falanghina ingegneristica di Mustilli

1976, in questo anno nasce la prima bottiglia di Falanghina in purezza del mondo, si tratta di un’opera pionieristica nata dalla lungimiranza di Leonardo Mustilli. In quegli anni di fermento enologico e agricolo, lui era presidente di un comitato che compì un’importante ricerca ampelografica all’interno dei vigneti promiscui dei contadini, catalogando le diverse tipologie di vitigni da loro coltivati. In questo percorso di riscoperta dell’identità beneventana, l’Ingegner Mustilli si innamorò perdutamente della Falanghina di Bonea (biotipo autoctono del Beneventano, fino ad allora non individuato dagli ampelografi), decidendo di impiantarla nelle vigne di famiglia a Sant’Agata dei Goti. Lì, impostò le vigne inserendovi anche il biotipo originale (quello dei Campi Flegrei, la Falanghina di Pozzuoli) e sin dalle prime prove di vinificazione intuì che l’unione tra vitigno e ambiente pedoclimatico avrebbe creato una liaison in grado di raccontare la storia unica e affascinante della sua terra. Questa idea di attaccamento al luogo di nascita era per lui un riconoscimento del suo retaggio beneventano, che la sua famiglia aveva perpetrato nel corso dei secoli, fin da da quando si trasferì a Sant’Agata dei Goti nel 1500. Questo stimolo interiore è stato fondamentale e gli permise di esportare nel mondo il nome del Sannio e del beneventano, fungendo da esempio per tutti i produttori della zona, che dal 2010 sono riuniti sotto l’egida della DOC Falanghina del Sannio. Questo impetuoso movimento vitivinicolo si è sviluppato recentemente, infatti è solo dagli anni ’80 che le sorti della Falanghina beneventana si sono rialzate, poichè grazie all’esempio dell’Ingegner Mustilli in molti compresero la sua facilità di adattamento alle colline rocciose del Sannio. Oggi rappresenta ben 2.261 ettari dei 3.000 regionali, rappresentando una vera e propria eccellenza che comunica la passione e la forza dei vignaioli, purtroppo abituati a combattere il lato distruttivo della natura, che qui si manifesta sotto forma di alluvioni.

Sottozona di Sant’Agata dei Goti, all’interno della Denominazione del Sannio DOC

L’azienda fondata da Leonardo Mustilli (nel 1970) ha sede nel palazzo di famiglia a Sant’Agata dei Goti, dove l’Ingegnere della Falanghina (così veniva chiamato il signor Mustilli) ha portato avanti la vinificazione e la maturazione dei vini sino al 2001, quando è stata costruita una nuova cantina più moderna e funzionale. Lì, sotto alle volte tufacee oggi matura solamente l’Aglianico più importante, ma si respira ancora la storia tracciata da quest’uomo, che ha saputo appassionare anche le figlie Paola e Anna Chiara, le quali hanno preso in mano le redini dell’azienda dopo il suo trapasso nel 2017. Dal padre hanno ereditato il carattere pionieristico, che utilizza la ricerca come strumento di perfezionamento per raggiungere un sogno qualitativo, chiamato eccellenza. Un’eccellenza che viene testimoniata dalla capacità di lungo affinamento delle bottiglie di Falanghina, una caratteristica donata dai terreni di origine vulcanica, rocciosi e composti da calcari e argille. Il moto perpetuo che le spinge a raggiungere questi altissimi standard, le ha portate ad individuare (all’interno dei loro vigneti) delle parcelle particolari che sanno dare qualcosa in più ad Aglianico, Falanghina e Piedirosso, tanto da creare una linea di selezioni da singolo vigneto di straordinario carattere territoriale. Oggi il mio viaggio mi porta a parlare del vitigno che ha reso Mustilli una vera e propria icona, la Falanghina, declinata nelle due versioni: base e selezione.

Immagine di Falanghina del Sannio DOC 2018 di Mustilli

FALANGHINA DEL SANNIO DOC 2018
100% Falanghina vinificata in acciaio, dove sosta anche per il periodo di affinamento con periodici batonnage.
Questa Falanghina è il prodotto di ingresso di Mustilli, le uve che la compongono provengono dai vigneti nel comune di Sant’Agata dei Goti (Presta, Pozzillo e Cesco di Nece), posti a 250 metri di altitudine sul suolo tipicamente calcareo, vulcanico e argilloso.
Il vino si presenta di un giallo paglierino brillante, sferzato da gioviali riflessi verdolini che preannuncia la sua vivacità giovanile. I profumi sono pungenti e arrembanti, la parte fruttata si dichiara con note di ananas, mango acerbo e mela annurca, la parte floreale invece descrive la ginestra teneramente sferzata da un tocco di erba sfalciata. Poco a poco si fa spazio una nota più chiusa, quasi pietrosa, che ricorda la pietra focaia, tipica nota che attacca la Falanghina quando incontra questi terreni così particolari. In bocca il sorso è chiaro e verticale, tenue nell’impressione pseudo-calorica (grazie ai suoi soli 12,5 gradi), viene sferzato da un’acidità saporosa che riprende l’aroma del mango acerbo percepito all’olfatto. Chiude con una media persistenza, animata da un ritorno sulfureo che veicola la tipica sapidità della zona.
Vibrante e gastronomico è il vino perfetto da abbinare ad una gustosa pizza napoli con acciughe di Marzamemi.

Bottiglia di Falanghina del Sannio DOC “Vigna Segreta” 2018 di Mustilli

FALANGHINA DEL SANNIO SANT’AGATA DEI GOTI DOC “VIGNA SEGRETA” 2017
100% Falanghina vinificata in acciaio, dove sosta per ulteriori 10 mesi di affinamento sur lies, prima di andare in bottiglia.
Le uve che compongono questo vino provengono da un unica parcella identificata all’interno del vigneto Pozzillo, posto a 250 metri di altitudine sul suolo tipicamente calcareo, vulcanico e argilloso.
Per produrre questo vino viene effettuata una particolare selezione delle uve, da una parcella che da risultati straordinari, individuata da Anna Chiara dopo tanti anni di esperienza diretta all’interno del vigneto. Il colore si presenta di un importante giallo paglierino che tende al dorato, profondo e luminescente che piega al suo volere l’annata calda e torrida. I profumi sono ancora compressi, austeri, come a sostenere la straordinaria capacità di invecchiamento che questa particolare parcella dona alla Falanghina. L’impatto iniziale è legato alla fruttuosità del lime, che balsamicamente si unisce a menta piperita e lemongras. Sullo sfondo si muove una suggestione sulfurea, che ricorda le calde acque termali. In bocca è gustoso, con una delicata acidità che ben si lega con l’ampiezza aromatica e la parte più calorica del vino. Il sorso scorre con eleganza e presenza, sino al momento della deglutizione, quando l’impalcatura aromatica si restringe e lascia il posto ad una delicata persistenza salina, che richiama toni sulfurei e salmastri.
Austera e tipica questa Falanghina oggi è piacevolmente gustosa e pimpante, ma troverà nello scorrere del tempo il suo miglior compagno, che le donerà ricchezza di profumi e profondità gustativa.

Oggi ho degustato due grandi esempi di come deve essere la Falanghina beneventana, entrambi prodotti dall’azienda che le ha dato i natali e che l’ha saputa valorizzare come nessun altro. Uno spaccato di territorio, sudore, passione, ricerca e amore per questa splendida terra e la sua complessa storia.

TheMarchian.

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