In crescita continua – I vini di Fattoria Poggerino

È inappuntabile che il Chianti Classico sia una delle Denominazioni italiane che in questo arco temporale stia crescendo maggiormente. Sono molti, i premi e i riconoscimenti che vedono protagonisti i vini racchiusi sotto lo stemma del Gallo Nero; una chiara testimonianza di come il mercato globale sia maturato e riconosca a questa terra, una qualità diffusa e precisa. Negli 8 comuni (San Casciano, Barberino Tavarnelle, Greve, Poggibonsi, Radda, Gaiole, Castellina e Castelnuovo Berardenga) si trovano terreni, climi e produttori molto diversi tra loro, un contesto di rara eterogeneità. Mentre fervono le discussioni su le divisioni comunali da porre in etichetta, c’è un paese che sta cavalcando l’Aileen (l’onda perfetta dei surfisti) del mercato, acquisendo una popolarità inequivocabile. Questo villaggio è Radda, la parte più orientale della denominazione, che si bea della vicinanza con i monti del Chianti. Un’area vocata da sempre, ma divenuta famosa e importante solamente pochi anni fa, quando i cambiamenti climatici e, soprattutto, il gusto degli appassionati hanno finalmente elevato l’acidità e la femminilità di questi vini.

Figura 1 – Mappa degli 8 comuni del Chianti Classico, focus su Radda in Chianti e posizione dell’azienda Fattoria Poggerino

Oggi mi trovo nel settore orientale del comune di Radda in Chianti, dove sorge la Fattoria Poggerino, un’azienda dinamica che rappresenta una delle colonne portanti del movimento enoico raddese. Guidata dall’attento Piero Lanza, sorge lungo la provinciale 72, poco dopo essersi lasciati alle spalle il poggio di Montevertine. In questa zona il terreno è molto galestroso, specialmente nei fitti affioramenti delle parti che rasentano i 500 metri di altitudine. Piero nasce come agronomo, e dalle sue parole si percepisce la smodata attenzione che pone in ogni gesto che riguarda il vigneto. Un esempio è la potatura in stile Simonit & Sirch, che preserva lo scorrimento linfatico delle piante, un metodo premuroso, volto a mantenere il maggior numero possibile di vecchie viti, creando così un patrimonio ampelografico profondamente legato al territorio.

Figura 2 – Da sx a dx: la parte più alta delle vigne di Poggerino (forte affioramento galestroso), tini in cemento per la fermentazione, botti da 20 Hl per la maturazione.

In cantina vige l’attenzione suprema, grazie a moderni tini in cemento con regolazione della temperatura, fondamentali per gestire la bizzosità delle fermentazioni spontanee. Le botti grandi, usate per la maturazione, rappresentano l’aderenza alla tradizione chiantigiana, mentre l’uovo di cemento identifica l’innovazione e la ricerca, applicate da Piero in questi anni. L’uovo, in particolare, dona un carattere molto vivo e ficcante, dimostrando l’intuizione di Piero, che definisce il suo particolare contenitore di cemento come un “amplificatore di terroir”.

Figura 3 – I vini di Poggerino

Prima di assaggiare le annate in bottiglia, presentate durante la Chianti Classico Collection dello scorso Febbraio 2020, ho il privilegio di testare le annate ancora in affinamento (2019 e 2020) per comprendere quello che sarà il continuum temporale dello stile di Piero. La 2019 (che sta maturando nelle botti di legno e nell’uovo di cemento) si conferma come una grandissima annata, di speciale prospettiva, dotata di un carattere vibrante, con tannini ottimamente estratti e con una capacità corroborante davvero rimarchevole. La 2020 (che ha da poco finito le fermentazioni nei tini di cemento) si mostra con un carattere più delicato e molto saporoso, tanta salinità che innalza le sensuali doti fruttate e molto floreali di questo millesimo.

Figura 4 – Bottiglia di Chianti Classico DOCG 2018 di Poggerino

Chianti Classico DOCG 2018
100% Sangiovese, proveniente da vigneti piantati nel 1994 e nel 2004, fermenta per circa 30/35 giorni in tini di cemento e poi matura in botti per 12 mesi prima della messa in bottiglia.
Rosso rubino acceso e molto vivace, con buona semi-trasparenza. L’annata 2018, mette in mostra una marcata delicatezza di profumi e di gusto, infatti al naso marcano i classici tratti chiantigiani. Il nitido impatto olfattivo è definito da ribes rossi, ciliegie mature, melagrana, violetta profumata e canfora. In bocca è netto, scorrevole, con una parte tannica dolce ed ottimamente inglobata nell’aromaticità fruttata del vino. Ha un finale che non ci si aspetta, poichè progredisce di gran carriera, mettendo in mostra una persistenza magnificamente lunga e veramente salata.
Da abbinare con una bistecca di Sashi finlandese, saprà condurre il godimento a livelli astrali.
Signore e signori un Chianti Classico da libidine!

Figura 5 – Bottiglia di Chianti Classico DOCG “(N)uovo 2018 di Poggerino

Chianti Classico DOCG “(N)uovo” 2018
100% Sangiovese, proveniente da vigneti piantati nel 1984 e nel 2004, fermenta per circa 35 giorni, a cui seguono 12 mesi in uovo di cemento, dove svolge la malolattica e la maturazione.
Rosso rubino di ottima luminescenza, meno fitto del Chianti Classico annata. La maturazione in cemento rende il colore più scarico ed originale, e crea un vino più vibrante, diretto, con l’energia di un giovane puledro. L’incipit odoroso è carnaceo, poi richiama la matrice terragna del Sangiovese con note di fiori d’oleandro, rosa rossa, lampone e ciliegia fresca, che si uniscono ad uno spiffero agrumato di pepe di Sichuan. Il sorso ha un grip delicato, giocato sull’intervento garbato del tannino fruttato, e lascia gli aromi liberi di interagire con il cavo orale. Scorre rapidamente e chiude in un vortice di frutta rossa e arancia amara.
Da abbinare con un bollito misto con copiosa salsa verde, saprà rievocare ricordi di ancestrale godimento.
Un gusto di tradizione, che spoglia il Sangiovese e lo fa muovere verso nuovi lidi!

Figura 6 – Bottiglia di Chianti Classico Riserva DOCG “Bugialla” 2017 di Poggerino

Chianti Classico Riserva DOCG “Bugialla” 2017
100% Sangiovese, proveniente da una vigna del 1974, dopo una lunga fermentazione (che varia in base all’annata) matura per circa 18 mesi in grandi botti di rovere di Slavonia.
Rosso rubino vibrante ma contemporaneamente molto più fitto dei precedenti. La torrida 2017 si presenta con la sua proverbiale concentrazione, che comunque Piero e Radda sono stati in grado di domare, sottraendo e lavorando con molta delicatezza. Si apre con toni più cupi, di liquirizia, mora di gelso, potpourri di fiori secchi, incenso ed oli essenziali d’agrumi. Il sorso è meno vibrante e futuribile rispetto ai suoi standard, ma si rivela di una pragmatica piacevolezza. Ottima la dolce estrazione tannica, segno della minuziosa attenzione di Piero, e molto graziosa la nota di gelè di frutta rossa che addolcisce il finale di bocca. La medio-lunga persistenza è legata a doppio nodo alla prorompente salinità, che dona una decisiva tensione gustativa.
Da abbinare con tortelli ripieni di brasato con sugo di pomodori schiacciati, fondo bruno e tartufo estivo, saprà esaltare il fascino dei sapori autunnali.
Una Riserva che sa farsi bere, non è l’annata più identitaria, ma ruota intorno ad una definizione nitida e non banale!

TheMarchian.

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