Panzano ed il Sangiovese, una scelta di vita – Visita a Le Cinciole

Figura 1 – Mappa dei Comuni del Chianti Classico, con focus sul comune di Greve e sull’azienda Le Cinciole.

Capita, che nel corso della vita si materializzino dei momenti che impongono un cambio di vedute. Essi sono i più tangibili, agiscono nel nostro inconscio e ci provocano cambi d’umore così forti da indurci a repentini salti nel vuoto. Per esperienza, diretta e non, molti di questi vengono guidati dalla più vigorosa delle forze conosciute dall’uomo… la passione. E’ il caso di Luca Orsini e Valeria Viganò, che da rampanti lavoratori della Milano da bere, si sono trasformati in prodighi vignaioli panzanesi, sentendo dal profondo della loro anima una forte pulsione al ricongiungimento psico-fisico con la natura. Era il 1991, quando i due giovani innamorati trovavano in Panzano il luogo perfetto per trasformare la frenetica corsa milanese in una più ponderata attesa di campagna. Erano all’oscuro di tutto: della vita agricola e dei suoi tempi, del silenzio delle colline chiantigiane e della fatica che impone il lavoro della vigna; ma erano trascinati dalla voglia di creare un percorso di successo legato saldamente ai loro altissimi valori umani. I primi anni furono difficili, vuoi anche per colpa di due vendemmie tragiche (come la 1991 e la 1992), ma non si buttarono giù, anzi, guidati da uno straordinario senso del dovere si gettarono a capofitto nei loro terreni, cercando di usare la giusta razionalità per far quadrare tutti i conti. I turbamenti iniziali lasciarono spazio ad una profonda presa di coscienza, derivata dalla comprensione delle necessità dell’ambiente che li circondava, intuendo, con piglio pionieristico, che la strada dell’agricoltura biologica era essenziale per onorare i terreni e le piante che tutt’ora accudiscono. Dopo ben 21 anni di certificazione e la consulenza di Ruggero Mazzilli (illuminato agronomo e personaggio chiave per la creazione del biodistretto del Chianti), l’odierno colpo d’occhio identifica Le Cinciole come una realtà consapevole e lungimirante. Non usano i preparati (500 e 501) ma sono anche un po’ biodinamici, poichè non è solo un certificato a poter definire quale sia realmente la giusta agricoltura. Come asserisce Luca, bisogna osservare un luogo e capirne le necessità, per poi adottare l’agricoltura meno invasiva per le sue peculiarità.

Figura 2 – I vigneti de Le Cinciole, nella zona nord-est del paese di Panzano in Chianti.

Il lato agronomico è il fulcro intorno al quale si muove la famiglia de Le Cinciole, che è stato adattato allo splendido versante est del paese di Panzano. Questa zona è considerata la più fresca, con un’altimetria che va dai 430 sino ai 500 metri s.l.m., è situata dal lato opposto della Conca d’Oro e guarda verso Lamole e i Monti del Chianti. Il terreno, su cui poggiano i 10 ettari di vigneti, è un misto tra scisti argillosi e pietra forte, la tipica roccia chiantigiana, formatasi 50 milioni di anni fa dalla cementazione di sabbie e calciti e attraversata fenditure calcaree.

Figura 3 – Da sx a Dx: la vigna sopra la casa, con le piante di Sangiovese allevate a Guyot per il “Petresco” e la botte grande (Grenier) per il Chianti Classico Riserva “Aluigi”.

Le opere di cantina, oggi sotto la supervisione di Paolo Salvi, sono volte a rispettare il succo prodotto dalle piante, in maggioranza di Sangiovese, perciò le fermentazioni dei singoli vigneti vengono svolte rigorosamente in vasi di cemento da 54hl, perpetuando l’antica tradizione mezzadra toscana. La maturazione, è invece più modernista ed avviene in contenitori di legno di forme e dimensioni diverse, contemplando barriques per il “Petresco” ed il “Camalaione”, botti grandi (da 20, 25 e 50 hl) per il Chianti Classico e la Riserva e anfore trentine per le fermentazioni a tino aperto; il tutto seguendo il dogma che l’allevamento di ogni vino deve seguire le caratteristiche del medesimo.

La degustazione che segue mette in rilievo come Le Cinciole abbia saputo lavorare sul profilo elegante del Sangiovese, ricordando a tutti che biologico e rispettoso devono essere sinonimi di preciso, affascinante e coinvolgente!

LA DEGUSTAZIONE

Figura 4 – Bottiglia di Rosato 2020 de Le Cinciole.

Rosato IGT 2020
100% Sangiovese vendemmiato precocemente, dalle parti vicino al bosco della vigna del “Petresco”. Le uve diraspate vengono pressate dolcemente e poi vinificate “in bianco”.
Si presenta di un rosa tenue, molto vivace ed accattivante. Rivela intensi profumi di pompelmo rosa, ribes bianchi e margherite di campo.
Il sorso è teso e volumico, lievemente pétillant in ingresso, ma dolcemente fruttato nel finale. Chiude su toni ferruginosi, tipici del Sangiovese, e con un forte imprinting salino.
Da abbinare con un finger-food di cecina pisana, burrata e pomodorini, saprà raccontare i sapori e i profumi delle stagioni calde!

Figura 5 – Bottiglia di Toscana IGT “Cinciorosso” 2019 de Le Cinciole.

Toscana IGT “Cinciorosso” 2018
60% Sangiovese, 40% Merlot e Syrah vendemmiati dalle vigne più giovani e scalpitanti. Sia la vinificazione che la maturazione avvengono nei grandi vasi cemento.
Il colore è giovanile, tutto su tonalità tra il rubino ed il purpureo. I profumi sono immediati e fragranti, con toni di violetta profumata, susine rosse, chiodi di garofano e sprazzi di pepe nero. Il sorso è soave, delicato, morbido e svelto. Si fa elegante nel finale, quando esprime una potente dotazione aromatica interamente legata alle sensazioni floreali.
Da abbinare, ad una temperatura di 12 gradi, ad una battuta di tonno rosso e polvere di capperi, saprà ammaliare anche i marinai!

Figura 6 – Chianti Classico DOCG 2017 de Le Cinciole.

Chianti Classico DOCG 2017
100% Sangiovese diraspato e pigiato leggermente, per avere il maggior numero di acini intatti. Fermenta in cemento e poi matura in botti da 20 hl per 12 mesi, a cui seguono altri 12 mesi di cemento per farlo rilassare prima dell’imbottigliamento.
Un’annata torrida la ’17, che però non sembra tangere questo Chianti Classico fine e ben estratto. Il colore è rubino, semi-trasparente, così come dev’essere. I profumi sono incentrati sulla nota di lampone schiacciato, che viene accompagnata da toni più vegetali di fiori di oleandro e raspo. Non rinuncia alla complessità mettendo in luce anche toni balsamici di mirto e lavanda fresca. Il sorso ha un carattere fruttato, è dotato di ottimo volume liquido che viene sostenuto da un tannino morbido ed armonioso.
Da abbinare con la classica bistecca alla fiorentina, saprà rievocare la più conosciuta delle tradizioni toscane!

Figura 7 – Chianti Classico DOCG 2016 de Le Cinciole.

Chianti Classico DOCG 2016
100% Sangiovese diraspato e pigiato leggermente, per avere il maggior numero di acini intatti. Fermenta in cemento e poi matura in botti da 20 hl per 12 mesi, a cui seguono altri 12 mesi di cemento per farlo rilassare prima dell’imbottigliamento.
Ecco la splendida 2016, l’annata che ha rivelato tutta la raffinatezza del Sangiovese toscano. Il colore è ancora molto vivace, segno di una dotazione acida molto elevata. Timido nell’incipit, poi si distende su affascinanti toni di buccia di arancia, menta, ciliegia fresca e succo di lampone. Il sorso è vispo, strutturato intorno alla tensione dell’acidità e alla progressione tannica che tende a pizzicare il centro della lingua. Il finale è delizioso, di pura e abbacinante arancia sanguinella.
Da abbinare con una mille foglie di melanzane fritte, katsuobushi e salsa olandese, saprà intrigarvi con un gusto cosmopolita!

Figura 8 – Chianti Classico Riserva DOCG “Aluigi” 2016 de Le Cinciole.

Chianti Classico Riserva DOCG “Aluigi” 2015
100% Sangiovese proveniente da un vigneto molto argilloso nella parte più bassa della proprietà. Fermenta in cemento e poi matura in botti di rovere da 25 hl per 24 mesi. Successivamente riposa in cemento ed in bottiglia prima di venire immesso sul mercato.
Un’altra grande annata, la 2015, perfetta e corposa, ideale per le Riserve. Si mostra con un manto pregevolmente rubino e ancora gioiosamente luminoso. I profumi sono molto pragmatici, principalmente su toni di ciliegia matura, petali di rosa dolce, cardamomo, terriccio fresco e segatura di ferro. Il sorso è solido, imperniato su di un tannino fruttato e panciuto, mentre la freschezza dona il giusto brio alla bevuta. Finisce con un’irreprensibile lunghezza legata al sapore fruttato della confettura di ciliegie.
Da abbinare con gli arrosticini di agnello, maionese e insalata ricca di cavolo cappuccio, saprà rendere gourmet una grigliata tra amici!

Figura 9 – Toscana IGT “Camalaione” 2015 de Le Cinciole.

Toscana IGT “Camalaione” 2016
70% Cabernet Sauvignon, 15% Syrah e 15% Merlot allevati in una singola vigna con una densità di ben 9.000 ceppi per ettaro. Viene vinificato in anfore di terracotta e poi matura in barriques usate per 24 mesi. Prima dell’immissione in commercio affina per un altro anno tra cemento e bottiglia.
Il Supertuscan di casa Le Cinciole si presenta di un rosso profondo, scuro e gioiosamente vivace. Il profilo olfattivo mette in luce toni di fiori di sambuco, friggitelli, fiori di rosmarino, amarene fresche, mirtilli e paprika dolce. In bocca si muove con enfasi straordinaria, è raffinato e pieno ed è sferzato da un grip acido/tannico estremamente succoso. Il lunghissimo finale sa di viola di campo e sambuco.
Da abbinare con uno spezzatino di cinghiale, saprà animare una grigia domenica autunnale!

The Marchian.

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