L’oro pantesco – Passito di Pantelleria DOC “Bukkuram” 2014 – Marco de Bartoli

Ci sono produttori di vino che hanno lasciato un grande segno del loro passaggio su questa terra; qualcosa di più di un semplice ricordo, molto di più di un’abitudine, loro hanno lasciato qualcosa di tangibile, frutto del duro lavoro e delle forti convinzioni. Uno dei più limpidi esempi è Marco de Bartoli, un uomo che ha sovverchiato il sistema, riportando la qualità e la tipicità al centro della produzione vitivinicola di Marsala. Il suo lascito più importante è il “Vecchio Samperi”, il Marsala di un tempo creato con il metodo perpetuo (o Soleras), prodotto per la prima volta nel 1980. Sempre negli anni ’80 (decennio di lavori estenuanti, atti veicolare nei vini tipicità e artigianalità), decise di mettere il suo know-how al servizio di Pantelleria (l’isoletta siciliana nel Sud-Ovest, a poco più di 80 chilometri dalla Tunisia) per creare un vino capace di incastonarsi nella storia. Nacque così il “Bukkuram”, che in arabo significa “padre della vigna” per rimarcare ancora di più il suo rispetto assoluto per l’ambiente e l’identità della sua amata Sicilia. Qua sfruttò lo Zibibbo (o Moscato di Alessandria) allevato con il sistema dell’alberello pantesco, per elevare il più classico dei prodotti provenienti da Pantelleria… il Passito! La pietra lavica (presente nel terreno di origine vulcanica), il mare salmastro, il vento dei 200 metri di altitudine e la raccolta delle uve in due fasi di maturazione (di cui la prima appassita al sole) concorrono nel creare un vino dolce dal carattere isolano e mai scontato, vero ed orgoglioso figlio della tradizione e dell’armonia ambientale. È un vino solare, dal colore giallo ambrato, che porta la mente ad immaginare la frutta estiva: le ablicocche, il mango e la buccia della pesca matura. I profumi sono accoglienti e ricordano l’albicocca secca, i datteri, la pungenza del pepe bianco, la suadenza del miele d’acacia e la resinosità delle piante selvatiche che respirano il mare. Si tratta di un mosaico olfattivo generoso e puntiglioso, caratterizzato da un forte richiamo salmastro e mediterraneo, che rispecchia palesemente la natura isolana delle uve che lo compongono. In bocca è caldo e morbido (come il rassicurante abbraccio del sole siciliano) e sviluppa quegli aromi che avevano riempito la mia cavità nasale. Il sorso è denso ma allo stesso tempo scattante, la morbidezza viene veicolata dagli zuccheri (circa 194 g/l) e dall’alcol (14,5%), che non risulta ridondante grazie alla spinta interna dell’acidità (di ben 6,79 g/l). Perciò il sorso è appagante ma anche scorrevole, barocco in ingresso e futurista in chiusura. L’aftertaste (come direbbero gli anglosassoni) rappresenta la terra: sapido, balsamico, resinoso, marino e dolcemente allungato dall’aroma della pasta di datteri. Spero di aver reso l’idea, perchè il “padre della vigna” è un custode, che veglia sull’isoletta di Pantelleria e sul suo oro: lo Zibibbo!


TheMarchian.

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