Le radici dell’austerità – Barolo Riserva DOCG 2012 – Elio Sandri

Le radici sono la parte coperta della pianta, sono dei rami che privi di foglie attraversano verticalmente la terra e vanno a conficcarsi nel substrato del terreno. Queste silenziose propaggini sono la forte base della pianta e hanno il grande dovere di cercare acqua e sostanze nutritive indispensabili per la sua crescita. In Barolo, le radici delle viti sono così presenti che sembrano sostenere le forti lingue di terra che hanno dato il nome al paradiso viticolo delle Langhe. Esse, le viti, si muovono all’unisono per creare un panorama mono-colturale che ha permesso di portare tanta ricchezza in queste terre, un tempo povere e sottostimate. Il passare delle mode, negli scorsi decenni, ha minato seriamente la stabilità e delle tradizioni che tramandavano il “come fare il vino”. Questo movimento innovatore corruppe tanti produttori, i quali cedettero alla tentazione di inseguire il mercato attraverso metodi di lavoro standardizzanti, che poco avevano a che fare con la tipicità langarola. Fortunatamente c’è chi queste radici non le ha perse, anzi le ha fortificate con gli ideali, i valori e l’apparente austerità che contraddistingue molti dei personaggi più carismatici di Langa. C’è un uomo che con umiltà e rispetto ha deciso di proseguire il lavoro di mantenimento dell’autenticità, che venne tracciato a suo tempo da signori del calibro di Giuseppe Rinaldi, Lorenzo Accomasso e Bartolo Mascarello. Il suo nome è Elio Sandri, che forte di un rapporto quasi viscerale con la sua terra, ha contribuito a rinforzare le fitte radici delle sue viti rimanendo fedele alla storia. Vive in quel di Perno, nel comune di Monforte, in una grande casa/cantina che osserva e rispetta le grandi vigne di Serralunga. È un caldo pomeriggio di metà luglio e lui ci accompagna all’interno della sua Cascina, una costa ripida che arriva fino al bosco posto sul brìc (la sommità della collina); siamo alti, e mentre Elio ci spiega le sue piante, calpestiamo un suolo di marne grigiastre (stratificazioni miste a sabbie compattate, che cementificatesi nei millenni hanno originato la “pietra di Langa”). Lui parla con tono basso ma intenso, che trasmette sicurezza, decisione ed orgoglio, ci mostra le sommità delle viti allevate a spalliera facendoci notare come la recente cimatura non abbia inciso affatto sulla prestanza delle sue creature. Soddisfatto del suo territorio, e della protezione del bosco, ci mostra come i suoi grappoli non abbiano subito bruciature dal caldo torrido dei primi giorni di Luglio. Ci intratteniamo, parliamo, tocchiamo, osserviamo e pensiamo, condividiamo esperienze e ascoltiamo con assoluto rispetto le nozioni che nascono dalla sua grande esperienza. Poi, anche se riparati dal sole battente della sera ci spostiamo in cantina cercando un timido refrigerio – banalissima scusa che ci serve per penetrare nella nostra stanza preferita – dove Elio ci crea un percorso degustativo basato sull’assaggio di tutti i vini che stanno maturando in botti grandi e cemento. I rubinetti si aprono e comincia una sequenza interminabile che veicola nei nostri calici il fascino dell’incompiutezza di vini che hanno ancora un lungo percorso di crescita davanti a loro. Dolcetto, poi Barbera e infine il “king” Nebbiolo declinato in Langhe Nebbiolo e Barolo di Perno, sono i rappresentanti della Cascina Disa nata più di 7 milioni di anni fa in pieno Serravalliano. Il mio palato e miei sensi si modulano per comprendere a fondo la natura dei prodotti di Elio, e noto come essi mostrino durezza, essenzialità e potenziale; l’austerità (prerogativa olfattiva che attribuisco ai vini che inizialmente mostrano con reticenza la loro complessità) sembra ricordare le poco distanti durezze Serralunghiane, mentre la compattezza del sorso rimanda a quella che diverrà l’elegante firma di Monforte. Io e Fabio (Manz sul social più gettonato) ci confrontiamo e condividiamo le stesse sensazioni, decifriamo con perizia ogni sfaccettatura dei Barolo che Elio ci propone, fino a quando arriviamo alla tanto attesa Riserva 2012. Niente più rubinetti, adesso Elio brandisce fieramente una bordolese con il suo Barolo più importante e curioso aspetta il nostro responso. Le radici sono quelle del vero Nebbiolo, scarico nella sua impronta granata e moto luminosa, il profilo olfattivo è composto da strati di emozioni che si sommano senza però mostrarsi totalmente. Il mosaico di profumi vive delle tipiche essenze del grande Nebbiolo: terrosità, accenni di bastoncino di liquirizia, lavanda in appassimento, carne cruda, succo d’albicocca, oli essenziali d’agrumi, sottobosco e ruggine. In bocca è completo, complesso e compatto, poichè abbina la totalità di sensazioni aromatiche e percezioni tattili a persistenza e fascinosità. Il sorso è un tutt’uno che si muove contemporaneamente per suscitare nelle nostre bocche un’emozione che raramente rapisce così tanto. Guardo Fabio e lui annuisce con me, queste sono le radici di Barolo, delle Langhe, questo è il rispetto del territorio, la voglia di non sottomettersi mai, questo è Elio Sandri e questa è la sua magnifica Riserva.


TheMarchian.

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