A cena con Montevertine – Parte 1

E’ un venerdì sera umido e ritmato dalla leggera pioggerellina, io e tre amici sommelier partiamo da Firenze carichi di emozione ed aspettativa… ci stiamo dirigendo a Cortona, storica patria del Syrah italico, per partecipare ad un evento imperdibile.
Nella suggestiva location dell’  Osteria Borgo Syrah, si sta per svolgere uno degli appuntamenti del Symposium-bere insieme. Una cena/degustazione condotta da Giampiero Pulcini dal titolo Montevertine B-sides. Occasione imperdibile, per appassionati e non, di potersi confrontare con diverse annate della storica azienda raddese. Puntuali come orologi svizzeri arriviamo al ristorante, entriamo e… siamo i primi! Ci accoglie il cameriere, che con molta gentilezza ci guida verso il lato opposto della sala, sino al nostro tavolo. Nel tragitto ci guardiamo intorno e percepiamo, fin da subito, il conviviale calore ambientale: frutto del combinarsi tra le soffuse luci e le belle finiture di tavoli e mensole. Su di esse, si ergono file di bottiglie, a loro volta protagoniste di precedenti serate. Ci sistemiamo, notando che ad animare la serata ci penserà anche Martino Manetti, il propietario/artigiano di Montevertine. Con grande ammirazione ci presentiamo e chiacchieriamo, ingannando qualche minuto nell’attesa dell’arrivo degli altri partecipanti. Il brusio aumenta lentamente, segno che la sala si sta via via riempiendo. Curiosi, tutti scandagliamo ogni angolo della sala, in cerca delle protagoniste della serata…manco a farlo apposta cominciano ad uscire i camerieri dalla cantina, tra le loro mani scorgiamo una bottiglia dalla strana etichetta, che non riconosciamo. Capiamo con cosa abbiamo a che fare, quando veniamo serviti: si tratta di “ANTANI PER DUE 2015”, praticamente il vino fatto dall’azienda per il consumo interno. L’abbinamento studiato è con pane ed olio, proviamo ad avvicinare il vino al naso, che subito ci interrompe un uomo, che gira predicando il silenzio. Si tratta di Giampiero Pulcini, trascinante animatore della serata, che una volta spiegata la necessità di utilizzare un megafono (per tacitare i rumorosi commensali), si cimenta in un’emozionante e dettagliata presentazione della serata. La descrizione del vino viene affidata a Martino Manetti, che si limita a leggerci l’etichetta frontale. Di cui testualmente: “Vino inatteso e fuorviante, da uve Sangiovese, Canaiolo e Colorino in percentuali che solo dio sa. Raccolte nei vigneti di Montevertine nell’anno 2015 e vinificate con estro ed astuzia dai prodi cantinieri, per l’esclusivo consumo della famiglia Manetti e degli amici della medesima.”. Leva il calice verso l’alto e ci augura di vivere un bella serata,ringraziamo e ci immergiamo nella degustazione con curiosità ed allegria. Violetta, lampone, ribes, vaniglia e carnosità sono i protagonisti, fine e beverino con un tannino piacevole e grazioso. In coro esclamiamo: “Avercelo un vino così tutti i giorni!!”.
Rapidamente viene servito l’antipasto, composto da un delicato lampredotto in zimino. Per farci divertire sull’abbinamento migliore, ci vengono serviti due vini: il “BIANCO DI MONTEVERTINE 2007” ed il “PIAN DEL CIAMPOLO 2006”. La prefazione di Martino serve a farci immedesimare in ogni singola annata, trasmettendoci l’artigianalità del suo lavoro, guidato da una filosofia profondamente radicata nella tradizione del suo territorio e nella cultura toscana.
Partiamo dal bianco…colore dorato, bello, appagante ed ancora splendente, al naso percepiamo la, non ingombrante, nota ossidativa, alla quale si legano mango, pompelmo, mallo di noce, erbe aromatiche e tocchi minerali. La bocca è splendidamente ricca di freschezza, che mitiga la morbidezza alcolica con vivaci note agrumate. Dal finale lungo e quasi aromatico, equilibrato e stimolante ci fa percepire come gli undici anni in bottiglia non lo abbiano minimamente affaticato…rendendolo degno di confronto con molti più blasonati bianchi d’oltralpe.
Passiamo al “PIAN DEL CIAMPOLO 2006”, anche qui ci troviamo di fronte ad un adolescente…frutta, frutta ed ancora frutta…incredibilmente non è ancora presente terziarizzazione. Intenso di prugna secca, marasca e fiori appassiti, caldo e sereno viene piacevolmente completato dalle dolci note di noce moscata e vaniglia. Tendente alla morbidezza, equilibrato e setoso dotato di un’ottima persistenza fruttata. Un po’spogliato d’eleganza, ma caldo, amichevole e conviviale.
Neanche il tempo di terminare le nostre disquisizioni che comincia il servizio dei prossimi due vini: il “MONTEVERTINE 2002” ed il “SODACCIO DI MONTEVERTINE 1998”.
Incalzati dal cameriere facciamo velocemente spazio nei nostri calici, per poter accogliere questi due rossi.
A calici pieni arriva anche il primo piatto: tortelli di zampone, timo e brodo ai funghi porcini.
Si parte dalla 2002, al tempo classificata come annata minore, portiamo il calice al naso e… rimaniamo sorpresi, austero e parco nei profumi, debolmente esprime note di ciliegia e lampone. Assaggiamo speranzosi…ma niente, carico di acidità ma vogliamo di più.
Ci guardiamo un po’ delusi e passiamo ad interpretare il “SODACCIO 1998”.
Si mostra di gran colore, scuro e molto intenso…da subito frutta scura, violetta appassita, pepe nero, chiodi di garofano, china e note ematiche. Tanto intenso quanto persistente, polposo e con un tannino addomesticato. Grande ed espressivo, viene eletto da molti a campione della serata: “Pazientate!” dico io…
Lasciamo passare qualche minuto e torniamo speranzosi sul timido “MONTEVERTINE”. “Sta parlando!”, esclamo con stupore e godimento.
Ridefinendo totalmente quanto sentito in precedenza, diventa ampio ed audace: caramella al rabarbaro, menta, chiodi di garofano, scorza d’arancia, oli essenziali, cenere e cuoio vanno ad  avvolgere ciliegia e violetta. Governato da un’acidità esemplare, si fa grande in bevibilità e sui ricordi d’erbe officinali, creando una dinamica persistenza d’arancia sanguinella. Ricordandoci ancora una volta che la pazienza è la virtù dei forti!  Sono entusiasmato, talmente tanto da non accorgermi che dall’altra parte della sala qualcuno fa partire un applauso al grido: “Viva MONTEVERTINE 2002”. Tutti ci alziamo in piedi battendo le mani, rendendo merito ad un vino stimolante, territoriale ed unico.

CONTINUA…

Themarchian

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