Il più francese degli italiani – San Leonardo 2011

Il vino di cui voglio parlarvi oggi, è uno di quelli che più mi hanno colpito nel recente passato: Il San Leonardo. Esso è l’etichetta di punta dell’azienda dei Marchesi Guerrieri Gonzaga, sita in provincia di Trento, e viene prodotto sin dal 1982 solamente nelle migliori annate. Nello specifico si tratta di un “taglio bordolese” (modo di dire usato per sottolinare i vitigni, tipicamente francesi, utilizzati: quali il Merlot ed il Cabernet Sauvignon) che ha beneficiato, nel 1985, della maestria di Giacomo Tachis, per divenire uno dei grandi vini, prima d’Italia e poi del Mondo. Un vino che ancora oggi riesce a mantenere un metodo di produzione artigianale, che prevede un sapiente assemblaggio di Cabernet, Merlot e Carmenere. Le uve vengono da prima vinificate ed invecchiate separatamente, per poi venire scrupolosamente tagliate, con proporzioni variabili di anno in anno, tramite attenti assaggi barrique per barrique. La grande cura di ogni particolare nelle fasi di vinificazione ed affinamento riescono a creare un vino capace di sfidare il tempo, in grado di evolvere per diversi decenni. Nel corso degli anni ha sempre ricevuto riconoscimenti dalle più importanti riviste di settore, riuscendo a mettere d’accordo tutti sul fatto che sia il “più francese tra gli italiani”; infatti è considerato il “taglio bordolese” italico che meglio rappresenta quelle qualità espresse dai medesimi vitigni nelle zone di Bordeaux. Storiche sono le sue verticali che sono state descritte da diversi critici, dalla lettura di una di esse (apparsa sulla rivista Vitae di Gennaio-Marzo 2016) è nata in me la curiosità di cimentarmi nella degustazione di un prodotto tanto ambito e riconosciuto. Ricordo che ancor prima di leggere le note di degustazione, delle varie annate, rimasi affascinato dalla bellezza delle immagini della Tenuta San Leonardo, un magnifico borghetto la cui edificazione risale addirittura all’anno mille. Di allora infatti è la chiesa dedicata a San Leonard de Noblac (da cui prende il nome la tenuta) è invece di fine ‘800 la Villa, dimora dei Marchesi, in stile Liberty. Vigneti, prati, giardini, orti e boschetti creano un estasiante susseguirsi di diverse tonalità e colorazioni, rese ancor più nitide dal recinto naturale dei Monti Lessini. Un ambiente poetico, trasudante storia e tradizione, che è stato sapientemente distillato all’interno di una bottiglia. Poi spostandomi nella sezione dedicata alla degustazione, lessi con molto interesse e ammirazione tutte le note percepite dagli esperti degustatori AIS. Come sempre mi accade, quando rimango affascinato, ho fin da subito sviluppato la tremenda voglia di provare sulla mia pelle quelle sensazioni così ben descritte nelle pagine della rivista. L’opportunità mi si presentò, qualche mese più tardi,  in occasione dell’anniversario di matrimonio dei miei genitori; trovando la 2011 nella carta del ristorante nel quale eravamo andati. Non me la lasciai sfuggire, e fu così che scoprii un nuovo amore. Versato nel calice scorreva luminoso, vestito di un rosso rubino fitto e abbastanza consistente, ammaliando lo sguardo con la grazia dei suoi movimenti…sarei rimasto a fissarlo per ore (rapito da tanta eleganza) ma il tempo, tiranno, mi imponeva il proseguimento della degustazione. Al naso l’impatto era verticale ed ampio, rivelando una decisa intensità, misurabile con la perfetta maturità della nota fruttata. L’ ampiezza era data dal susseguirsi delle percezioni, da prima la frutta di bosco in confettura, poi le piacevoli note speziate legate a vaniglia, chiodi di garofano, cardamomo e pepe nero. Aspettandolo per qualche altro minuto vi si aggiungevano anche sentori di torrefazione, cacao amaro e boisè, lasciando spazio a piccoli effluvi di fiori appassiti. Il tutto alleggerito dalla rinfrescante nota balsamica percepita da inizio a fine degustazione. Estasiato procedevo con l’assaggio, intensamente fruttato e di grande larghezza, con un sorso pieno e addolcito dalle speziature, tenuto estremamente vivo dalla presenza di un tannino vivo e succulento. Da sogno era il finale di bocca, poichè una volta deglutito la persistenza si allungava a dismisura su ricordi dolci di confettura, vaniglia e cioccolato fondente. Proprio come quando ci innamoriamo, che non riusciamo a trattenere le emozioni, sul mio viso spuntava un sorrisetto stupido ed estasiato, attirando l’attenzione degli altri commensali…poco mi importava se avevo la faccia da ebete, io mi ero innamorato dell’italiano più francese di tutti!!

themarchian

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